Morte a credito

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…Soltanto una cosa, al Passage, avevamo in comune nella nostra famiglia, l angoscia della pagnotta.

Un angoscia enorme. Fin dal mio primo vagito, io l ho sentita…Me l’avevan subito rifilata addosso…n eravamo posseduti tutti quanti, nessuno escluso, in casa nostra.

L’anima, per noi, era la tremarella. In ogni stanza, la paura di non farcela trasudava dalle pareti…Per lei ogni boccone lo ingozzavamo giù di traverso, soffiavamo i pasti in un baleno, facevamo “gambe in spalla” nelle nostre corse, zigzavamo come pulci da un quartiere all’altro di Parigi, da Place Maubert all’Etoile, col panico del sequestro, la paura della prigione, dell’uomo del gaz, con l’assillo delle tasse…Mai ebbi il tempo di nettarmi il sedere tanto bisognava andar di prescia.

Per giunta, dopo il licenziamento da Berlope, mi sorbii tutta per me l’angoscia di non riuscir più a risollevarmi…Ne ho conosciuti miserabili, e scopamestieri, e a centinaia, qui, in ogni angolo di questo mondo, uomini lì lì per andare a ramengo…

Essi non s’eran difesi come dovevano!

Io invece, la mia consolazione, nella vita, l’unica a dire il vero, è d’esser sempre stato più svelto di quelle scimmie di padroni nel saper stare in bilancia…Fiuto il colpo troia in anticipo…son già in guardia a considerevole distanza…Me n’accorgo subito, dello scricchiolio del faccendo..E già ne ho un altro piccoletto che preme nell’altra tasca. Il Padrone, figlio d’un cane, è tutto, non pensa che a farti fuori…Il terrore, in fondo in fondo è di “restar miscio”, un giorno, senza un impiego…Me ne son sempre trascinato dietro uno, io, un non importa quale fetente intrallazzetto…Ci pilucco un po’ come ci si vaccina…Me n’infotto di quel che è…me lo strascico per  calli e colli, e per merdai. Me ne son sorbiti di quelli così buffi da non aver nemmeno una forma né contorni né sapore…Che me n’importa…i particolari son privi di importanza…Più mi disgustano e più mi dan sicurezza…

Li ho in orrore tutti,io, gli sgobbi…Perché dovrei far differenze?…Non sarò io a cantarne le lodi…Ci cacherei sopra se mi se ne desse licenza…Mica vuol dire altro, essere al babbio…

 

trad. Giorgio Caproni, Morte a credito, Milano, Garzanti, 2007

Prima edizione francese1936,  Denoel  et Steel

Prima edizione italiana trad:.  1964 Giorgio Caproni, Morte a credito, Milano, Garzanti (collana «Romanzi moderni»)[ed. censurata]