INTERIORS • “FATA MORGANA” DI WERNER HERZOG
SONORIZZAZIONE LIVE DEL CAPOLAVORO DEL REGISTA TEDESCO
“Fata Morgana” è il film del 1971 diretto dal regista tedesco Werner Herzog.
Un’opera ibrida e visionaria. Ancora oggi, a più di cinquant’anni dalla sua uscita, rimane uno dei più acclarati esempi di cinema estremo. A un tempo manifesto poetico e manufatto carnale, metafora e reportage. Un film che è anche l’autoritratto di un regista assetato di immagini, pronto ad andare anche nel più arido degli angoli del mondo.
È la ripetizione la chiave per entrare nell’ignoto mondo di “Fata Morgana”. O forse è un mantra che si cela sotto le spoglie di quelle che paiono soltanto otto inquadrature molto simili. Si tratta di un’iniziazione, più che di un incipit. È un’esperienza fisica e spirituale, prima che visiva. Allo spettatore servono quasi quattro minuti prima di comprendere cosa stia succedendo davvero sullo schermo, prima di entrare nel santuario.
È proprio questo il senso: Herzog vuole mettere alla prova tutti i sensi del pellegrino, prima di iniziarlo. Chi non resiste è fuori.
Come l’Om, è insieme forma e contenuto.
«Ero convinto che gli spettatori capaci di stare a guardare fino al sesto o settimo atterraggio sarebbero rimasti fino alla fine del film. Questa scena d’apertura seleziona gli spettatori, è una specie di test. Più diventa bollente la giornata e secca l’aria, più le immagini si fanno indistinte, quasi impalpabili. Subentra un elemento visionario – come i sogni dei febbricitanti – che ci accompagna per tutto l’arco del film».
È proprio da questa piccola porta d’ingresso che gli Interiors sono partiti quando hanno deciso di approntare una sonorizzazione live di “Fata Morgana”. Quest’inizio, che è come un mantra, può essere anche inteso come la rappresentazione visiva di un loop musicale. Gli Interiors hanno così riconosciuto in questa grammatica la propria grammatica, in questo approccio il proprio. E si sono concentrati sui primi due dei tre lunghi capitoli in cui è suddiviso il film. Sono i più africani e i più visionari.
«Fata Morgana significa miraggio – dichiara il regista tedesco –. Questo era l’obiettivo: catturare cose che non sono reali. Nel deserto si possono davvero filmare miraggi. Le allucinazioni sono ovviamente impossibili da riprendere, perché avvengono solo nella mente, ma i miraggi sono qualcosa».
È con questo spirito che Herzog raggiunge il Sahara meridionale. Senza idee precostituite, né tantomeno un soggetto forte o un copione strutturato. Semplicemente si limita a seguire il proprio istinto:
«Non cerco mai storie da raccontare; piuttosto sono loro ad assalirmi. In quel caso sapevo che in Africa c’era qualcosa che dovevo filmare. Quei paesaggi desertici primordiali e archetipici mi avevano affascinato fin dalla mia prima visita nel continente».
Carcasse di animali che si dissolvono nella sabbia. Liquami diventati solidi. Organi diventati niente. La materia che cambia stato. Herzog punta la sua macchina da presa proprio verso i residui della sostanza, mentre essa già perde i suoi connotati abituali per diventare altro.
Herzog filma ciò che non sta realmente lì. Noi guardiamo lo stesso miracolo traslato su pellicola. Con lui e con gli Interiors si finirà per inaugurare un tracciato che ha, come si sarà capito, molto di psichedelico, di avventuroso viaggio nelle proprie profondità e nei propri deserti.
I suoni sono quelli cari al duo formato da Valerio Corzani ed Erica Scherl: elettronica che si appoggia su narrazioni analogiche; violino, basso, batteria; tanti rumori e tanti loop.
Una piccola congrega di beat circolari che è come se proiettasse anche nel resto del film il simulacro di quei primi minuti, con un aereo che atterra e poi ricomincia ancora ad atterrare, in una vertigine così cocciuta da diventare perpetua.
La musica degli Interiors è un viaggio che unisce elettronico e analogico e cavalca il ritmo senza mai abusarne. Valerio Corzani (basso elettrico, voce, devices elettronici), Erica Scherl (violino e tastiera) mettono in moto un tracciato pieno di fibrillazioni e sorprese, creando spesso un forte connubio con suggestioni visive.
Giunti nel 2022 al loro quarto album, il doppio “Overtones”, gli Interiors mettono in scena pannelli acustici e squarci dub, improvvisazioni di taglio jazz, sfumature etniche e collage timbrici che sfiorano il glitch, dando forma a groove ossessivi, in un continuo scambio di ruoli.
L’ingresso sarà consentito solo con tessera ACSI.
Compila il form di pre-tesseramento
